dimmi se vivi ancora
dietro le finestre
incollate ai muri con stirpe di tabù,
ciondolano ormai stanchi i cardini di vita
erosi dai rinvii,
polvere di storia mai annusata,
i profili dei tuoi quadri respirano fantasmi
in profondità nascosti
dietro comodi divani all'ombra di caffè,
occhi forse cantano, ridono le luci,
a fari spenti ormai scendi
le vecchie scale dei metrò
vicino ai tuoi lampioni, freddi amanti
in abito serale, come sacerdoti in notti di natale,
dammi le vecchie serenate che la mia
voce regalò ai cipressi, compagne di salti solitari
fra cumuli di gioia e di macerie,
stanami i segreti dei ricatti, di carezze finte e fiori
a tono, finalmente capirò stanotte
la mia vita senza te
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.
 
3 commenti a questa poesia:
«Poesia intensa, curata, metafore ed allusioni ben associate nel descrivere canto di un amor troncato... Letta con piacevole attenzione.» mp47pasquino
«bella ed intensa letta con piacere e tornerò a leggerla, ricca di pathos e di immagini... molto apprezzata» Rasimaco
«Grande intensità drammatica... amore malinconico, che trova nell'assenza note di assoluta eleganza. Piaciuta» Paolo Ursaia
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